Sughero e turismo, l'impero dei Molinas

Sughero e turismo, l'impero dei Molinas

CALANGIANUS. L’America, loro, l’hanno trovata qua; il loro oro non è fatto di pepite da cavare da sotto terra ma di sughero da estrarre dagli alberi. I Molinas di Calangianus sono una storia di successo, al contrario. Il loro nonno, Pietrino Molinas, nel 1913 si imbarcò sulla Kaiser Franz Josep, nave che lo portò a New York. Cercò lì la fortuna, come milioni di italiani emigrati a caccia di lavoro. Invece, scoraggiato dal sogno a stelle e strisce, la incontrò a casa sua, a Calangianus, mettendo su una fabbrica di sughero che oggi è leader in Italia per la produzione di tappi. E più ancora, la fortuna, l’hanno trovata il figlio Peppino e ora i nipoti, a cominciare da Franco Molinas, l’amministratore unico di una galassia che produce 30 milioni di ricavi dai tappi, e 22 milioni dalla gestione delle attività turistiche, il business in cui i Molinas hanno investito 20 anni fa per mettere a frutto i guadagni dal sughero.

Di loro si è occupato una settimana fa il Corriere della Sera, con l’inserto Sette, in un articolo in cui si ricorda la loro storia, si spiegano i loro investimenti; tre pagine inserite in un’inchiesta sull’Italia che funziona, un bel complimento. Franco Molinas, l’articolo, l’ha letto quasi per caso: quando gliel’hanno segnalato era a Bortigiadas, paese della moglie, per la festa patronale, e il giornale l’ha trovato a Tempio, «ce n’era una sola copia, ho fatto appena in tempo». Né lui, né i fratelli hanno mai cercato pubblicità, del resto: non esiste una loro fotografia pubblica. Sono calangianesi nel Dna: al primo posto c’è il lavoro, al secondo anche, al terzo pure, e pochi fronzoli (con la famiglia, su tutto, a chiudere il cerchio). Sono industriali rimasti artigiani, il rapporto con i dipendenti è diretto, ci parlano in gallurese (come tutti i galluresi, caso unico); le faccende economiche le seguono in prima persona, in fabbrica; se c’è da rimboccarsi le maniche, lo fanno, e il sughero vanno in foresta, come usa dire, a cercarselo.

Ancorati alla terra, a Calangianus, il loro orizzonte è adesso nel turismo. Hanno l’hotel Sporting di Porto Rotondo, l’hotel Petra Bianca a Cala di Volpe, l’hotel Marana a Marinella. A Porto Rotondo hanno anche la marina, e hanno i porti di Marana, Cala Bitta, Bosa e il Portus Karalis a Cagliari.

Dice Franco Molinas: «Se sono contento dell’articolo del Corriere della Sera? Fa piacere, certo. Pentiti della scelta di investire nel turismo? No, anzi...».

Ci sono tre progetti approvati: prevedono l’ampliamento degli hotel Sporting, Petra Bianca e Marana, alcuni cantieri apriranno a breve. Questo vuol dire che fra qualche anno, meno di una decina, il fatturato del turismo supererà quello del sughero. Sarà un evento storico, per loro, e per la Gallura. Franco Molinas dice però che non è tutto facile, come può sembrare. Il problema numero 1, per lui, è la burocrazia. Racconta due fatti, per aiutare a capire, per fare in modo che i piccoli imprenditori possano essere sostenuti. «Non accuso nessuno, la burocrazia è un mondo con le sue regole - dice l’amministratore del gruppo -. A Calangianus e Tempio vogliamo costruire due impianti di cogenerazione per le nostre fabbriche, di modo di non usare più la natfta pesante, per ridurre le emissioni e i nostri costi energetici. Ebbene, per ottenere l’autorizzazione unica ambientale, atto che richiede pochi giorni, ci è stato risposto che ne servono 120 giorni più 30. Come può reggere un’impresa che ha preso impegni? Secondo caso, l’ampliamento del porto di Marana: ci stiamo dietro da 10 anni. Ci vogliono decine di autorizzazioni: spesso capita che, in attesa che arrivi l’ultima, le altre scadano, e bisogna ricominciare tutto da capo; e via progetti, documenti, tempo che passa. Non voglio fare la vittima, dico solo che la Sardegna potrebbe fare molto,

 

snellendo la burocrazia. A noi, in Sardegna, servono due cose: continuità territoriale e servizi, poi, credo, tutti potremmo fare molto bene».

 

Perché a Calangianus, più che altrove, le cose sono abituati a farsele da sé, senza troppi proclami né lagnanze.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

LEGGI L'INTERO ARTICOLO SU "LA NUOVA SARDEGNA"

TOP